

Parte quarta.

1849-1870: nuovi equilibri mondiali.
e sviluppo economico.
sotto il segno della borghesia.


Venti.

Inghilterra e Francia dal 1849 agli anni Settanta.


74. L'Inghilterra liberale nell'et vittoriana.

Da: P. Verley, in Storia Universale, ventisettesimo, Feltrinelli,
Milano, 1975.

Durante la cosiddetta et vittoriana (1937-1901), l'Inghilterra
conobbe un notevole sviluppo politico, economico e coloniale. Come
afferma in questo brano lo storico francese Paul Verley, in questi
decenni si realizz nella nazione il trionfo del liberalismo. Dopo
un periodo di sostanziale immobilismo, coinciso con i governi di
Palmerston, dal 1860 al 1880, grazie ad abili politici come
Disraeli e Gladstone nacquero i partiti moderni dei conservatori e
dei liberali; furono attuate riforme elettorali, amministrative e
scolastiche; venne riconosciuto il sindacato e legalizzato il
diritto di sciopero. Due spinose questioni ostacolarono tuttavia
il cammino del progresso inglese: il problema dell'indipendenza
irlandese e la gestione delle colonie, che oscill dalla
proclamazione dell'impero a timide concessioni di autonomia.

Fra il 1850 e il 1880 la vita politica inglese non fu turbata da
grandi sconvolgimenti. Nessun uomo politico vi suscit passioni
paragonabili a quelle suscitate in Francia e in Germania da
Napoleone terzo e da Bismarck. Vittoria era salita al trono nel
1837 e avrebbe regnato fino al 1901. Nondimeno, un po' per volta,
venne edificandosi l'edificio classico della democrazia politica
quale la conosciamo.
Il primo passo, quello pi difficile, fu compiuto con la riforma
elettorale del 1832, anche se essa era ancora assai lontana
dall'essere perfetta. Le campagne erano assai avvantaggiate nei
confronti delle citt, l'Inghilterra rurale del sud era meglio
rappresentata, gli operai non votavano e il voto era pubblico.
Dopo questo primo passo, conservatori e liberali si unirono di
fatto per conservare lo status quo e non andare oltre. Gli operai
stessi, d'altra parte, una volta passata la fiammata cartista, non
presentarono rivendicazioni politiche. In materia di politica
interna l'immobilismo assoluto di Palmerston non fu affatto
contestato. Nato nel 1784, legato da un rapporto di parentela
ormai un po' lontano con un ministro di Carlo secondo, deputato e
ministro nel 1807, abile oratore, Palmerston aveva gi dietro di
s una brillante vita mondana e una carriera politica lusinghiera.
Ministro degli esteri dopo il 1846, aveva approvato il colpo di
stato di Luigi Napoleone Bonaparte (2 dicembre 1851) e le reazioni
che il suo atteggiamento suscit lo costrinsero a ritirarsi per
qualche tempo. Nel 1855 assunse la direzione di un ministero whig
e fu favorevole all'impegno dell'Inghilterra nella Guerra di
Crimea. Dopo l'attentato di Felice Orsini a Napoleone terzo, nel
1858, propose un progetto di legge contro i cospiratori, perse per
qualche tempo il potere, ridivenne primo ministro nel 1859,
assecond la politica italiana di Napoleone terzo e firm il
trattato di commercio franco-inglese del 23 gennaio 1860. Mor nel
1865, quando ancora era in carica come primo ministro. Questo
liberale all'antica si intendeva dunque assai bene con Napoleone
terzo: l'ora della democrazia non era ancora venuta. Non possiamo
fare nuove leggi all'infinito, affermava Palmerston.
Il sistema parlamentare inglese non deve ingannarci: esso
riservava il potere a un'oligarchia di cui Palmerston era la
perfetta incarnazione. Alla base delle istituzioni, il suffragio
era ristretto al 15% degli individui adulti di sesso maschile ed
era ancora falsato dall'influenza incontestata dell'aristocrazia
nelle campagne e nelle piccole citt. Al vertice alcune forti
personalit si dividevano i posti importanti, nel rispetto delle
regole del gioco parlamentare: un uomo politico cos dotato come
Disraeli dovette faticare molto per poter penetrare in questa
cerchia ristretta.
Dopo il 1860 una parte dell'opinione pubblica cominci a sentire
il bisogno di un mutamento. Essa risentiva, da una ventina d'anni,
l'influenza profonda di una grande corrente, la scuola liberale di
Manchester [gruppo di pressione che si prefiggeva di liberalizzare
la politica doganale inglese]. Questa corrente aveva ottenuto il
libero scambio, che era entrato in vigore il 1 gennaio 1849,
integrato poi dalla soppressione degli Atti di navigazione (1850-
1854) [ancora in vigore dagli anni 1651 e 1660 quando furono
redatti]. Ma il suo programma andava oltre, come dimostra il suo
triplice motto: pace, economia, riforme. Col suo individualismo,
il suo senso del dovere individuale, la scuola manchesteriana si
accordava con un certo sentimento religioso, cosa che facilit la
diffusione delle nuove idee. Esse furono difese dai radicali
democratici, tribuni come John Bright o teorici come l'economista
John Stuart Mill. Nel corso di una conferenza tenutasi a Londra
nel 1862 fu reclamata una nuova distribuzione dei seggi dei
deputati, l'allargamento del corpo elettorale, lo scrutinio
segreto, la lotta contro la corruzione. Petizioni, meetings
attestano l'insoddisfazione della piccola borghesia. Questo
fenomeno non era d'altronde peculiare all'Inghilterra e, in una
forma o nell'altra, si ritrova in tutta l'Europa del decennio 1861-
1870. In Inghilterra vi si aggiungeva per la presa di posizione
degli operai qualificati, organizzati nell'unionismo. Le unioni si
confederarono in un consiglio in ogni citt: a poco a poco i
dirigenti di questi consigli formularono qualche rivendicazione
politica: riconoscimento legale del sindacalismo, soppressione
degli impedimenti al diritto di sciopero, abolizione della legge
padrone e servitore del 1825, in base alla quale, in caso di
rottura di contratto, l'operaio era colpito dalla carcerazione,
mentre il padrone era costretto semplicemente al pagamento di
un'indennit, e inoltre la testimonianza del padrone era
considerata valida mentre veniva rifiutata quella dell'operaio.
Poich questi dirigenti sindacali aderivano alle grandi idee
economiche della scuola di Manchester, non ebbero difficolt a
intendersi con la frangia radicale dei liberali borghesi.
Le vicende che si accompagnarono all'adozione lenta e progressiva
delle riforme tendenti alla democratizzazione del gioco politico
furono complesse. Cos il ministero liberale presieduto da John
Russel, nel quale Gladstone propose una riforma elettorale, fu
rovesciato nel 1866 a causa della defezione degli elementi whig
pi moderati. Ma un uomo dotato di un senso politico assai vivo,
Disraeli, riusc ad aprire la breccia, comprendendo che i
conservatori avrebbero potuto trarre partito da una tale riforma,
del resto necessaria per l'equilibrio del sistema politico. Egli
escogit un progetto di pi ampio respiro. Ministro tory riusc a
convincere il suo capo Lord Derby, e a far votare una modifica
della regolamentazione elettorale.
La riforma del 1867 ridistribuiva i seggi, abbassava il limite di
censo al di sotto del quale non si aveva diritto al voto: il
numero degli elettori ne risult quasi raddoppiato. Sappiamo che a
questa data grande e media borghesia rappresentavano circa il 2% o
3% della popolazione e la piccola borghesia il 20%: ora, il nuovo
corpo elettorale riun un terzo circa degli individui adulti di
sesso maschile. Questa indicazione  sufficiente a definire i
limiti sociologici, facendo pensare che ne facesse ora parte
un'lite operaia. Due leggi, nel 1884-1885, ridistribuirono i
seggi in modo razionale, con un eletto circa ogni 50 000 elettori,
e ampliarono ancor pi il corpo elettorale, che arriv a
comprendere 5 milioni di individui, il 70% degli adulti maschi. Fu
questa l'ultima riforma elettorale prima del 1914, segno clamoroso
di un vero culto dell'lite di cui l'Ighilterra offre ben altri
esempi. Il segreto del voto fu assicurato dopo il 1872.
Parallelamente assistiamo alla vera nascita dei partiti moderni. I
due vecchi partiti, che erano soprattutto combriccole da salotto,
furono in effetti completamente rinnovati e dotati di
un'ideologia. Nel 1867 fu fondata l'Unione nazionale dei
conservatori e nel 1877 la Federazione nazionale delle
associazioni liberali. Ciascuna di queste due organizzazioni riun
un gruppo parlamentare coerente, diretto da un leader assistito
dai whips, ossia i deputati incaricati di vigilare sulla
disciplina e sulla coesione dell'insieme e, nel paese, dai
comitati elettorali e dagli agenti locali. I due partiti si
alternarono quasi regolarmente al potere, condotti e personificati
da due uomini eccezionali, Disraeli e Gladsone, che erano rivali.
Nato nel 1804, discendente da una famiglia di ebrei veneziani,
Disraeli, convertito al protestantesimo, giornalista, critico dei
costumi dell'alta societ, fu sconfitto alle elezioni del 1832 e
del 1835. Eletto infine alla Camera dei Comuni, si impose a poco a
poco come il vero capo dei conservatori protezionisti che si
opponevano a Sir Robert Peel, accusato di collusione con i
liberali, e formul la dottrina della "Giovane Inghilterra".
Cancelliere dello Scacchiere [ministro delle finanze e del tesoro]
nel 1852 per alcuni mesi, present un bilancio preventivo che
provoc l'immediata caduta del primo ministero Derby. Di nuovo
Cancelliere dello Scacchiere nel 1859, soccombette ben presto su
una legge che allargava il corpo elettorale. Ridivenuto
Cancelliere dello Scacchiere nel terzo ministero Derby, realizz
la riforma elettorale, successe a Derby come Primo ministro (1868)
ma dovette ritirarsi in capo a poche settimane in seguito al
successo elettorale dei liberali. Govern durevolmente solo una
volta, dal 1874 al 1880, per una legislatura.
Nato nel 1809, il suo avversario Gladstone ebbe inizi pi facili:
eletto deputato conservatore nel 1832, ma discepolo prediletto di
Peel, questo ex studente di Eton e di Oxford riorganizz a poco a
poco il vecchio partito liberale. Nel 1852 combatt aspramente il
bilancio proposto da Disraeli e gli successe come Cancelliere
dello Scacchiere. Dimissionario durante la Guerra di Crimea,
successe nuovamente a Disraeli come Cancelliere dello Scacchiere
nel 1859, conservando il portafoglio fino al 1866. Fu infine Primo
ministro dal 1868 al 1874 e poi dal 1880 al 1885, per qualche
settimana ancora nel 1886 e poi di nuovo nel 1892-1894.
Quest'ultima esperienza fu per lui assai deludente, in quanto egli
non riusc a far adottare la Home Rule per l'Irlanda e a
combattere con successo le passioni coloniali.
I due uomini e i loro sostenitori erano d'accordo nella decisione
di non intervenire in campo economico, il campo del laisser faire,
laisser passer. Essi rivaleggiarono in zelo per le riforme: oltre
alle riforme elettorali, assunzione dei funzionari per concorso
(1870), riforma delle forze armate, con soppressione, in
particolare, della vendita dei gradi militari (1868-1874),
concessione di nuovi poteri alle amministrazioni comunali (1875),
istruzione primaria obbligatoria (1880), riconoscimento legale
delle Trade Unions (1871), completa libert di sciopero (1875),
legge sui rapporti fra datore di lavoro e prestatore d'opera
(1875), legge sugli alloggi insalubri...
Attorno al 1880 l'essenziale di queste riforme era stato
raggiunto, la rivoluzione tranquilla avviata alla morte di
Palmerston era compiuta, la democrazia classica, in senso
liberale, era consacrata. Con Disraeli, i conservatori accettarono
il libero scambio e le riforme e seppero conquistarsi la fiducia
di una parte del popolo piccolo-borghese e operaio, ampliando cos
la loro vecchia base rurale. Con un uomo politico che era anche un
romanziere romantico, pienamente consapevole delle brutture e
delle tare della civilt industriale, il conservatorismo cess di
essere semplicemente una difesa degli interessi aristocratici per
diventare un'ideologia caratterizzata dalla fedelt alle
istituzioni pi venerabili, la Chiesa, la Corona, il Parlamento -
una garanzia di continuit attraverso tutti gli sconvolgimenti -
ma fatta anche di attenzione ai problemi sociali pi clamorosi e
di fiducia nell'avventura coloniale. Con Gladstone la
rivendicazione liberale divenne rispettabile, lasci i meetings
per i salotti borghesi, si tinse sempre pi di idealismo
religioso; essa inciamp per su due problemi che tennero in
scacco il vecchio leader, la questione irlandese e la questione
coloniale.
La questione irlandese ebbe un posto importante nell'Ottocento
britannico: gi il cartismo teneva desto il ricordo delle secolari
rivolte contadine. Dopo la grave carestia del 1845-1848, i
contadini irlandesi esprimevano una triplice rivendicazione: un
fitto dei poderi agricoli equo, la possibilit di vendere il
diritto alla locazione, la garanzia contro l'espulsione. I
rivoluzionari irlandesi entravano a far parte di una societ
segreta, quella dei Feniani (Fenians), che non arretravano dinanzi
agli attentati e ai sabotaggi. Gladstone era sinceramente
desideroso di pacificare gli spiriti: smantell la Chiesa di Stato
anglicana in Irlanda, togliendole in tal modo una parte dei suoi
beni; fece adottare nel 1870 una riforma agraria in virt della
quale il fittavolo espulso riceveva un'indennit; ma il problema
politico non era risolto. I deputati irlandesi, guidati da
Parnell, reclamarono la Home rule e credettero di ottenerla dopo
le elezioni del 1886, quando divennero gli arbitri del gioco
parlamentare; ma mentre Gladstone era pronto a concedere la Home
rule, una parte dei suoi amici si dichiar favorevole all'unione
dell'Irlanda con l'Inghilterra e sostenne un governo conservatore.
L'effimero ministero Gladstone del 1892-1894 fu solo una
parentesi: mentre il periodo precedente era stato piuttosto
favorevole ai liberali, se si fa eccezione per il grande ministero
Disraeli del 1874-1880, il periodo 1886-1906 vide l'insediamento
durevole dei conservatori al potere, grazie in gran parte alla
questione irlandese.
La questione coloniale mut bruscamente natura negli anni 1870-
1880 e la cesura fu segnata dal ministero Disraeli. Alla met
dell'Ottocento ci si interessava poco alle colonie, ci si
attendeva che un giorno le colonie di popolamento sarebbero andate
perdute, come gli Stati Uniti, e si concedeva loro volentieri un
regime parlamentare, primo passo verso l'abbandono. Disraeli
riusc a riscattare la parte che era rimasta al vicer d'Egitto
nel capitale del Canale di Suez, ottenne Cipro dal sultano,
proclam Vittoria Imperatrice delle Indie: a poco a poco presero
forma un imperialismo britannico e una mistica coloniale che il
vecchio Gladstone disapprovava ma che furono adottati dalla
coalizione dei conservatori e dei liberali unionisti.
Consideriamo l'organizzazione dell'Impero britannico e il posto
che quest'Impero occupava agli occhi dei contemporanei. Il Canada
inglese e il Canada francese si erano uniti nel 1840 e dal 1847
beneficiarono di un governo responsabile soltanto davanti alla
propria assemblea. Il Canada aveva complessivamente, negli anni
Cinquanta, una popolazione di 2 milioni di abitanti. Il
governatore firm nel 1854 un trattato di commercio di reciprocit
con gli Stati Uniti. Il dominion del Canada, comprendente le
Province marittime, vide la luce nel 1867, in gran parte per
resistere alla minaccia americana: le ferrovie avevano d'altronde
preparato quest'unit. All'epoca della conferenza dei delegati
canadesi a Londra, nel 1866, un delegato cit un versetto del
salmo 72: Egli avr il "dominio" da un mare all'altro, e dal
fiume fino all'estremit della terra. Questo sogno di conquista
fino al Pacifico consent di creare il vocabolo nuovo di dominion.
Il fatto importante  che l'iniziativa partisse dai Canadesi, che
a quest'epoca si andasse delineando una personalit canadese e che
tutto ci fosse accettato senza problemi da parte degli ambienti
direttivi inglesi. Ma questo modello canadese costituiva anche un
esempio per l'Australia e la Nuova Zelanda. In Australia, dove,
dopo il 1850, vivevano 500 000 coloni, una legge del 1851 concesse
un regime di governo rappresentativo responsabile alla Nuova
Galles del Sud, alla Tasmania e all'Australia meridionale, e
stacc dalla Nuova Galles del Sud la colonia di recente fondazione
di Victoria. Nel 1853 il Parlamento inglese accord una
costituzione alla Nuova Zelanda, con due Camere, una nominata dal
governatore e l'altra eletta dai coloni a largo suffragio; i
ministri divennero responsabili dinanzi alle Camere nel 1856 e gli
affari "indigeni", sottratti dapprima alla competenza delle due
Camere, dipesero da esse a partire dal 1862. Con la convenzione di
Sand River del 1852 gli Inglesi riconobbero l'indipendenza del
Transvaal e poi, nel 1854, con la convenzione di Bloemfontain,
quella dell'Orange; nel 1853 la colonia del Capo ricevette un
governo rappresentativo con un suffragio censitario in cui anche i
negri erano ammessi a votare purch soddisfacessero le condizioni
del censo. Pare che, in ciascuno di questi casi, Londra si
proponesse soprattutto di sganciarsi il pi possibile. Quanto alle
Indie Occidentali, si trovavano in pieno declino economico.
Mentre gli Inglesi si erano opposti dapprima alla costruzione del
Canale di Suez, l'apertura della nuova via marittima coincise con
una ripresa dell'interesse per l'Oriente. Nel 1872 Disraeli,
allora capo dell'opposizione, pronunci un discorso rimasto
celebre in cui rimproverava ai liberali di aver disintegrato
l'Impero: egli pose il problema del protezionismo, evocando la
possibilit di una tariffa imperiale, consider un codice militare
in virt del quale le colonie avrebbero partecipato allo sforzo
della difesa, propose un Consiglio federale dell'Impero.
Divenuto infine Primo ministro, Disraeli pens al controllo
dell'Egitto e a una guerra contro la Russia per bloccarne
l'espansione nell'Asia centrale. Egli riusc a coinvolgere
l'opinione pubblica attraendone l'attenzione con gesti
sensazionali, come quello di persuadere la regina Vittoria ad
assumere il titolo di Imperatrice delle Indie. Negli ultimi
vent'anni del secolo l'Inghilterra partecip anche alla
spartizione dell'Africa. Col passare del tempo il Regno Unito si
sent sempre pi minacciato da potenze in ascesa; l'imperialismo
fu una risposta a queste minacce nei campi militare, diplomatico,
economico e consent uno sfogo a energie che non avevano pi un
impiego nel territorio metropolitano in una fase di maturit che
coincideva con un rallentamento dello sviluppo.
In complesso attorno al 1880 il modello della democrazia liberale
tendeva al conservatorismo, come se ci fosse il timore di
spingersi troppo avanti. Che ci fosse un disagio latente 
indicato a sufficienza dall'emergere, per quanto timido, di un
socialismo inglese. Nondimeno le regole del gioco politico erano
nel complesso accettate. Non  il caso di riprendere qui i
rimproveri spesso rivolti a questa democrazia formale che si stava
allora sclerotizzando, irrigidendosi su un suffragio ristretto
proprio in un periodo in cui il suffragio universale andava
imponendosi sempre pi, astenendosi da ogni intervento in campo
economico, non curando sufficientemente le amministrazioni locali
e non assumendo seri impegni in campo sociale e scolastico...
Queste critiche sono in parte anacronistiche se ci si riferisce
agli schemi di pensiero dell'epoca. La democrazia inglese del 1880
differisce dalla nostra nel principio se non nelle istituzioni.
Era una democrazia "governata", in cui la funzione dei
rappresentanti non era quella di esprimere una volont
preesistente nel corpo nazionale bens di volere, per la nazione,
una democrazia in cui il potere era delegato ai "migliori", una
democrazia in cui l'ambito politico era strettamente delimitato in
quanto, se la legge proteggeva i diritti generali del cittadino,
soltanto il lavoro individuale poteva procurare la sicurezza
materiale.
